ka-nun
KA-nun è il nome di un camino che nasce da un modulo a forma di trapezio isoscele, ispirato alla lettera araba nun, che attraverso la rotazione genera un'altro suono: unu. Allo stesso modo, nel progetto KA-nun, la rotazione del modulo produce una nuova forma e una nuova base mantenendo però invariata la stabilità strutturale. Il modulo è progettato come porta-legna/scaffale ma grazie alla sua leggerezza e alle proporzioni studiate può essere facilmente spostato e utilizzato anche come seduta, creando un elemento funzionale e flessibile da vivere di fronte al camino.
Gambe Sedie
Il progetto consiste nella riprogettazione delle gambe di questa seduta, con l’obiettivo di ridefinirne forma, equilibrio e relazione con il corpo.
LUNCH BOX
Un lunchbox ispirato al Makroudh, dolce tradizionale della mia città, Kairouan (Tunisia), la cui forma a losanga deriva dall’unione di due triangoli equilateri affiancati. Il progetto integra in modo compatto due contenitori per organizzare un pasto completo — dal salato al dolce — insieme allo spazio per le posate e un piccolo tovagliolo. La geometria triangolare, oltre al richiamo culturale, consente di ottimizzare lo spazio, rendendo l’oggetto pratico, flessibile e facilmente inseribile sia in uno zaino che in un contesto domestico.
KHAMSA!
Imaginando uno svuotatasche, la prima cosa che mi viene in mente è il contatto tra la mano e i piccoli oggetti che possediamo, come monete e chiavi. Questo contatto evoca la sensazione di paura di perdere questi oggetti fondamentali e la voglia di proteggerli. Mi viene allora in mente la mano di Fatima, che per molti popoli è un simbolo di protezione contro il malocchio. Questa ispirazione mi guida a creare uno svuotatasche che non solo organizzi, ma anche simbolicamente protegga gli oggetti.
IGURU
Il sesso è un’esperienza universale, vissuta e praticata dall’essere umano non solo come funzione biologica, ma come dimensione sensoriale, emotiva e sociale. Attraversa epoche e culture, assumendo significati sempre diversi. Nella body art, il corpo diventa il fulcro della creazione: uno strumento attraverso cui indagare desideri, limiti e relazioni.
Da questa riflessione nasce la mia sedia, ispirata alla ricerca di Marina Abramović, Vito Acconci e Gina Pane tra la fine degli anni Sessanta e l’inizio dei Settanta. Il progetto interpreta il sesso come linguaggio artistico, traducendolo in un oggetto che supera la funzione del design per avvicinarsi alla performance: un elemento simbolico, che attiva il corpo e invita a una riflessione più profonda sull’esperienza fisica e percettiva.